Il cagnolino Dario

Una domenica di giugno .
Una domenica calda prima ancora di essere veramente estate.
Tutto scorre . Tutto va.
Ma questa mattina non è stato il caffe’ o qualche sorriso tra la gente a farmi sentire bene.
Vi verrà da ridere ma è stato il cagnolino Dario.
Una storiella qualunque che potrebbe essere intesa da alcuni come una banalità ma i bambini nella loro ingenuità sanno toccare il cuore. Almeno il mio.
Sempre.
Prima di tutto un caffe’ …mi sono detta e sempre la mia usuale fermata al Melo.
Un deca un po’ lungo grazie… Maurizio.
Mentre aspetto mi volto dalla parte dei tavoli e vedo una bambina , avrà avuto 5 anni. che portava a spasso il suo cagnolino di legno . Un giocattolo moderno con le ruote ma lei se lop portava come fosse un vero cagnolino.
Mi è venuto d’istinto e le ho detto. Ma come è bello. Come si chiama?
Dario…mi ha risposto..
La mia mente ha cominciato a vagare.
Ho pensato a Kira a miei felici momenti con lei.
Anche questo è finito. Tutto finisce.
Ma quasi, ho pensato ,me lo faccio anch’ io un cagnolino di legno….almeno potro’ portarmelo sempre con me.
E poi ho pensato al nome che quella bambina ha dato a quel cagnolino. Dario. Chissà che dolce storia c’è dietro a quel nome.
Se potessi portarmi a spasso anch’io un cagnolino di legno con le ruote lo chiamerei:”Vitabella”

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Grazie di cuore a tutti coloro che sono venuti ieri alla Cupola Arnaboldi.Mi ha fatto un immenso piacere ricevere visite di persone che già conoscevo e anche da chi non avevo ancora conosciuto se non sul Web.
E’ stata una piacevolissima sorpresa anche scoprire che le mie poesie hanno toccato il cuore di alcune persone.
Forse è stata la sorpresa piu’ bella.
Grazie a tutti.

 

Presentazione della giornata di ieri e informale carrellata di cio’ che mi ha riempito il cuore e la mia anima in questi ultimi cinque anni.
Grazie a tutti voi e anche un po’ a me ,quella me che dentro mi incita a non mollare e che in pochi conoscono.

 

https://dianebonjourartstudio.com/2017/05/01/1209/

Picnic di Pasquetta

Ieri sono andata in riva al fiume ,in una di quelle spiagge che notoriamente, se fossimo al mare chiamerebbero “libere”.

Una volta c’era la Casa sul fiume  ,un ristorante dal quale si potevano vedere scorrere le acque del fiume azzurro.

Oggi c’è rimasto solo l’edificio ,ma le finestre sono chiuse e si vedono ancora i tendaggi scoloriti dal tempo e dal sole.

Siamo sempre portati, noi di una certa età ,a fare raffronti.

Non bisognerebbe mai tornare dove si è stati da ragazzi.

Cio’ che ne risulta è una specie di fotocografia sfocata con immagini doppie.

Un po’ mi vedevo ancora sdraiata nell’erba e mi sembrava di sentire le voci dei bambini e la gente nell’acqua che simulava una vera nuotata a favore di corrente quasi come al mare. Vedevo kayak e motoscafi sfrecciare nell’acqua.La musica  e il pane e salame e qualche bottiglia di vino e, in lontananza ,i cori con sottofondo di chitarra.

Poi, risvegliandomi ,notavo pance nude ,cosce al vento ,coppiette avvinghiate come fossero nel letto di casa .

Passeggiavo insieme agli altri  ,quasi come se fosse tutto normale.

Le immagini sono tratte dal Film Centochiodi di Ermanno Olmi

Ermanno Olmi
Centochiodi
Il Fiume visto dal Maestro e come lo vedo io …ancora