Chi siamo noi e dove andiamo?

Le grandi domande esistenziali non mi interessano. Chi siamo e dove andiamo sono cose su cui non mi sono mai soffermato. Quelle bischerate là servono solo ad alimentare l’angoscia. (dall’intervista di Simonetta Robiony, Monicelli tutto lavoro, La Stampa, 18 marzo 1994, p. 23)

Quello che in Italia non c’è mai stato, una bella botta, una bella rivoluzione, Rivoluzione che non c’è mai stata in Italia… c’è stata in Inghilterra, c’è stata in Francia, c’è stata in Russia, c’è stata in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, 300 anni che è schiavo di tutti. (dall’intervista a Raiperunanotte, 25 marzo 2010)

Siamo senza speranza. L’aveva già spiegato Pasolini: la speranza è una trappola, usata dal potente politico e religioso per ingabbiare i poveretti, con promesse di futuro benessere o di paradisiaci aldilà. Non c’è alcuna speranza di riscatto per il Paese. Il vero problema non è tanto la classe politica, che è una minoranza, ma questa generazione, che manda giù tutto senza protesta, cullandosi sulle promesse. È tutta una generazione che va cambiata, anzi rigenerata con urgenza. (citato in Duellanti, n. 67, gennaio-febbraio 2011, p. 85)

 

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5 thoughts on “Chi siamo noi e dove andiamo?”

  1. in una delle sue canzoni-monologo Ascanio Celestini ha detto: “Il popolo è un bambino / non capisce niente di politica. / Se tu gli parli di rivoluzione e lo fai seriamente finisce che il popolo la fa davvero la rivoluzione. / Allora bisogna fare come ha fatto il partito comunista. / La rivoluzione gliel’ha fatta vedere da lontano al popolo come una ballerina della televisione. / Il popolo è un bambino e gli piace guardare le ballerine. / I maschietti si guardano la televisione perché gli piace il culo delle ballerine. / E le femminucce si guardano la televisione perché vorrebbero averci il culo come quello delle ballerine che piacciono tanto ai maschietti. / Tutti guardano il culo in TV. / Ma sia femminucce e maschietti sanno che la televisione è un elettrodomestico. / Che quel culo esiste solo là dentro. / Si guardano intorno e la realtà è che si ritrovano sul divanetto del loro appartamento senza culi e senza ballerine. / Ma sono contenti lo stesso perché tutte le volte che riaccenderanno il televisore ci avranno un culo in diretta pronto da essere guardato. / E non importa che sia finto come la favola di Cenerentola. / Importa solo che dopo il culo in diretta si vada a letto sereni. / Al popolo gli piace la rivoluzione, ma gliela devi mostrare come il culo delle ballerine. / Come una cosa bella e impossibile. / Gliela devi raccontare, come una favola.”

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