La gavetta e i problemi della Sanità

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E’ passato un anno e poco piu’ da quando scrissi questo post.
Ora le cose  sono cambiate ,ma poichè ho vissuto davvero queste vicissitudini non sarebbe stato possibile che io non facessi qualcosa nel mio piccolo,per poter almeno un poco aiutare tutti coloro che ,come i miei genitori, potrebbero trovarsi in simili situazioni.
Ho fatto un corso  per assistente di studio medico e ho elaborato un mio progetto .Dopo alti e bassi e qualche momento di delusione forse è passato il mio treno.
Non so come dire. Non vorrei peccare di presunzione scrivendolo qui ma non mi sembra vero tutto cio’, e quando ne parlo non mi sembra che sia accaduto proprio a me.
Il mio progetto è stato ritenuto valido ed è stato scelto nella Facoltà di Economia e Commercio di Pavia per essere inserito in un programma per le Startup.
Saro’ affiancata da due docenti dell’Università  che mi aiuteranno con le loro competenze in Businness Plan nell’approfondimento del progetto e nella  sua realizzazione.
Non so come esprimere a parole la mia soddisfazione.
Un grazie a mamma e papà che da lassu’ sono sicura mi hanno dato una mano.
Febbraio 2012
Ieri ero seduta accanto al letto di mamma in ospedale.Mentre le tenevo il braccio della flebo ,nel silenzio della stanza,pensavo tra me e me alcune cose.Si parla molto in questi giorni alla televisione del problema della Sanità in Italia.E credo che sia davvero un grande problema .Il problema dei costi, sei serv izi,delle cure.

Il primo problema che si presenta ad esempio a coloro che arrivano in Ospedale è quello dei costi.

In ogni angolo in cui ti capita di passare scopri che il prblema dei costi è quello che preme di piu’ in questo momento.

Appena arrivata al pronto soccorso lo capisci.

Una Dottoressa dal ghigno un po’ cinico è arrivata in sala attesa dicemdomi con tono molto maleducato.

“Non creda che le ricoveriamo sua madre”…non ci sono letti.

Non ci sono neppure barelle se è per questo.

Quelli che stanno un po’ meglio devono lasciare il posto a chi sta peggio.

Quelli che stanno un po’ meglio si devono sedere sulle sedie.

A mamma è andata bene.

Dopo circa otto ore le hanno trovato un letto.

Ma solo quello poichè appena arrivata in reparto una dottoressa molto gentile mi ha detto.

Signora,una paziente come sua mamma (con Alzheimer) noi non possiamo seguirla.

Va da se’ che deve trovare il modo di stare accanto a sua madre giorno e notte per tutti i giorni della degenza.

Per buttarla in soldoni.

Ho trovato una donna che mi da il cambio un paio di ore al mattino ed un paio di ore al pomeriggio,(per portare Kira a fare Pipi) ed una donna fissa di notte.

La Signora che mi aiuta di giorno mi costa 200 a settimana.

Quella di notte E 250 ogni tre giorni.

Ma non erano i soldi che, se pur importanti, mi hanno fatto pensare alla gavetta., come titolo del mio post.

Mentre si è li, invitabilmente si vede come funziona la Sanità.

Ci sono tirocinanti,che dovrebbero essere i medici del futuro,che corrono continuamente nei codoi con quegli zoccoloni un po’ rumorosi che anche non volendo ti devi voltare per vedere chi sta passando.

Ma non se ne vede mai uno accanto al paziente.

Sono tutti in una stanzetta in fondo ,la sala dei medici, aggrappati ai PC.

Non so cosa stiano scrivendo.Ma scrivono continuamente.

Non credo pero’ che sappiano mettere l’ago per la flebo.

Ecco qui dove sta la gavetta.

A nessuno piace piu’ farla.

Cioe’ fare i lavori piu’ umili,come anche inserire un catetere.

Per quello ci sono gli infermieri.

Ma se chiedi ad un infermiere una informazione sui Medici loro rispondono:non so, i medici non parlano con noi.

Non c’èneppure dialogo tra infermieri e medici.Eppure per curare come si deve un malato ci vuole una collaborazione tra le due categorie.

Per concludere credo che si sia spostato un po’ il significato di gavetta in Italia:

La gavetta è diventata cio’ che deve fare solo chi non ha appoggi .

Cioè’ la gavetta è cercare di superare tutti gli step per diventare un medico quando non hai nessuno che ti appoggi.

Ma la gavetta,quella vera è quella che facevano i soldati in campo.

Mangiavano nella tolla di alluminio fino a che non erano passati di grado.

Faceva la guerra in campo,il soldato semplice, ed imparava a guardare la morte in faccia.

Imparava a salvare la propria vita e anche quella degli altri,a bagnarsi e a sopportarte il freddo.

Magari anche a saltare i pasti perchè la gavetta era vuota.

Oggi la gavetta è sempre piena ed i nostri soldati sono seduti di fronte al PC a fare fare la guerra virtuale.

Questo almeno è il mio pensiero.

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6 thoughts on “La gavetta e i problemi della Sanità”

  1. Ciao Anna Laura è proprio vero, in ogni settore e in ogni mansione, chi deve partire dal nulla, chi deve sgobbare e sentirsi stupido finché non ha imparato, finché non si è meritato un posto più avanti grazie a impegno e dedizione (e partendo dalle stesse basi, in questo caso anni di studio e una laurea) è solo chi non può fare altrimenti. Perché se può fare altrimenti, lo fa, e il catetere lo lascia agli infermieri.E per stare meglio (avere un letto) devi stare peggio degli altri (malattia più grave).è un bene che tu abbia trovato qualcuno che ti sostituisce, benché il suo aiuto sia calcolabile in soldoni, per te sarà tradotto in riposo e respiro, anche se forse continui a pensarci anche dopo..un abbraccio 🙂

  2. Pensi giusto. Avevamo un sistema sanitario dei migliori. E' peggiorato a causa delle ladronerie. Laurearsi in medicina non è così difficile, basta studiare e avere ambizione di far parte di quella casta. La capacità diagnostica non la si impara dai libri o sul pc, resta un dono da coltivare giorno per giorno. Sui costi, per esperienza diretta, so cosa significhi. cerca di trovare ritagli per te. Ti abbraccio.

  3. Hai ragione in tutto, ho vissuto questa esperienza con molta amarezza e mi chiedo quando inizieranno a cambiare le cose, non è possibile trattare malato e famigliari in questo modo, non vedo ne umanità ne dignità.

  4. Solo per dirti che sono felice per te,per la realizzazione del tuo progetto, ho vissuto tutti i disagi e la doppia sofferenza che per un familiare comportano a livello pratico e soprattutto emotivo certe situazioni che si verificano in ogni ospedale, e ne ho frequentati vari, non c’è alcuna differenza.

    Un abbraccio
    Adele

  5. Ho scritto proprio due giorni fa qualcosa di simile (al post dell’anno scorso): noi da specializzandi venivamo chiamati a fare le notti al posto degli infermieri se ce ne era uno malato, ora non accade più. E son passati solo dieci anni, non quaranta.
    Per il resto, complimenti per il tuo progetto.

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