Stop

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Sono ferma.
Avete presente come quando state camminando  per la strada e mentre aspettate che il semaforo ritorni verde vi sembra di avere perso i riferimenti di dove stavate andando?
Forse capita solo a me.
Allora ho pensato di fermarmi un attimo.
Nel senso che non voglio pensare.
Non mi interessa piu’ cosa sarà domani.Forse ho imparato finalmente a vivere alla giornata.
A cogliere il momento e vivere cio’ che mi capita adesso.
Ora è un attimo di riposo.
L’estate è stata abbastanza lunga e faticosa.
Ho toccato veramente il fondo della solitudine.
Ma è stata un’esperienza positiva.
In un certo senso ho recuperato veramenteil piacere di vivere sola con me stessa. Ho rienpito il tempo con interessi e hobby solo miei.
Nessuna responsabilità,nessun impegno se non quello di fare cio’ che veramente mi piace.
Non è male questa situazione mentale.
Credo che continero’ cosi.

Una canzone per oggi.

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La storia di una vita comincia da un punto qualsiasi

Israel
Noi siamo un processo psichico che non controlliamo,
o che dirigiamo solo parzialmente.
Di conseguenza, non possiamo pronunciare
alcun giudizio conclusivo su noi stessi o sulla nostra vita.
Se lo facessimo, conosceremmo tutto,
ma gli uomini non conoscono tutto,
al più credono solamente di conoscerlo.
In fondo, noi non sappiamo mai come le cose siano avvenute.
La storia di una vita comincia da un punto qualsiasi,
da qualche particolare che per caso ci capita di ricordare;
e quando essa era a quel punto, era già molto complessa.
Noi non sappiamo dove tende la vita:
perciò la sua storia non ha principio,
e se ne può arguire la meta solo vagamente.
La vita umana è un esperimento di esito incerto.
C.G. Jung

Nel chiuso di una stanza con la testa in vacanza

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Cari mamma e papà,
sono in vacanza.
Non fisicamente.Se vogliamo non è che sono propriamente in vacanza.La mia testa rimugina sempre.
I miei cambiamenti avvengono sempre lentamente e sempre in questo periodo.
Agosto per me segna sempre la fine di un periodo.
Non so se il periodo significa anno.
Forse non necessariamente.Sta di fatto che  è sempre stato un periodo di bilanci,di un tirare le somme ,anni fa per il lavoro ed ora applico quasi gli stessi principi nella vita.
2+2 non so se fa sempre quattro ma almeno la somma si deve avvicinare ad un certo punto di equilibrio.
Non per niente sono nata nel segno della bilancia.
Le cose non vanno benissimo nella mia vita se faccio una riflessione sincera senza ipocrisie.
Mi mancano molte cose ed a volte anche solo il coraggio per gettare via cio’ che non serve piu’ o cio’ che sento che non fa parte piu’ del mio essere.
Mi mancate voi ,naturalmente,mi manca l’affetto non solo il vostro.Forse i miei precedenti anni  li ho vissuti in un modo che si ,mi hanno fatto sentire a posto con la mia coscienza ma ,come sempre, cio’ che fa bene ad alcuni automaticamente ha fatto male ad altri.
E cosi’ ora che voi non ci siete piu’ sono rimasta sola,perchè altri hanno preso altre strade.
Quando ci penso la cosa mi fa semplicemente ribrezzo.Non ci posso credere che un’azione buona possa dare ripercussioni cosi’ negative.
Accetto.Ci sono tanti motivi che mi fanno pensare che in fondo meglio soli che male accompagnati.
E poi mi manca un cagnolino.
Sono in dubbio.Ho paura di affezzionarmi troppo e soffire.
Cerco di convincermi che un cagnolino mi farebbe bene.
Non so decidere da sola.Aspetto un segno del destino.
Per decidere immediatamente dovrei trovare un piccolo randagio per la strada che cerca casa…come me.

L’amore universale

SAM_1113L’amore universale.

Ho scoperto che anche i pesci si amano.
Si strusciano,si accarezzano,si baciano.
Avevo diviso questi due pesciolini,
ma ho avuto come un presentimento.
Loro volevano stare assieme.
Non avrei mai immaginato di vedere in quell’incontro
un’amore vero.
Ho sentito che finalmente erano felici.
E stranamente ho scoperto di quanto amore ci possa  essere
anche in un piccolo acquario.
Solo nel mondo degli umani provo disprezzo.
I pesci non parlano eppure sanno amarsi in silenzio.
Spesso gli uomini sanno solo ferire.

Diane Bonjour Digital art

Diane Bonjour è il nome che mi sono inventata qualche anno fa per firmare le fotografie che poi mi è piaciuto trasformare in una certa forma nuova d’arte e cioe’ la pittura digitale.
Non ho la pretesa di chiamarli “Dipinti” e neppure io mi posso definire un'”Artista” .Semplicemente faccio mie queste parole di Bertolt Brecht

Tutte le arti contribuiscono all’arte più grande di tutte: quella di vivere.

http://dianebonjour.wordpress.com

Una passeggiata

Carissimi mamma e papà,

vorrei tanto fare ancora qualche passeggiata con voi .Pavia è una bella cittadina ,romantica che  evoca continuamente ricordi.

Non voglio vivere nel passato,ma purtroppo vale sempre il detto si stava meglio quando  si stava peggio.E cosi’ riesco pensino ad avere nostalgia di quei momenti che mi sembravano tanto difficili e tristi.

Il mese di Agosto poi è un mese particolare.Quasi tutti se ne vanno in vacanza ,e cosi’ posso assaporare meglio,nonostante il caldo, certi angolini.

Spesso ho fatto fotografie e le ho elaborate .Avrei voluto farne dei quadretti,come fanno i pittori che hanno colto in Pavia un soggetto estremamente pittorico,Come Ezechiele Acerbi e Sergio Magggi Pisy,che sono i miei preferiti.

 

Across the river M1 Campanile sotto la neve Eternity M1 Il ponte vecchio M1 La nevicata del 2009 La Zelata M1 Misty Papaveri rossi lungo il Ticino M1 S. Teodoro Tramonto sul Ticino Tramonto Un occio nel cielo Una giornata di pioggia Vicoli di S. Teodoro

Pay day

Annex - Chaplin, Charlie (Pay Day)_01

 

Cari mamma e papà.
la vita è davvero strana.
Non avrei mai creduto di trovarmi a vivere una situazione come quella che sto vivendo.
Credo che il film di Charlie Chaplin sia stato da lui immaginato e poi realizzato proprio  in uno di quei giorni ,in cui ripensando a tutta la strada percorsa nulla sembra che torni.
Proprio come quando arriva il giorno di paga e cercano di rubarti cio’ che ti spetta.

La trama del film

Operaio in un cantiere edile, maldestro come sempre, dimostra invece straordinaria abilità nel ricevere i mattoni lanciatigli dal basso dai colleghi (in realtà la scena è girata al contrario, è lui che li getta ai colleghi di sotto e poi riprodotta al contrario); la pausa pranzo: un montacarichi e la distrazione dei colleghi che alternativamente e distrattamente posano le loro pietanze su questo in movimento, suppliscono alla magra colazione di Charlot, che si ritroverà, inspiegabilmente (per lui), il secondo e la frutta serviti nel piatto e che senza star troppo a chiedersene la provenienza, consumerà con soddisfazione.

Alla fine della giornata lavorativa finalmente la paga, giusta ricompensa alle fatiche sopportate, giusta non proprio, secondo i calcoli di Charlot parrebbe che manchino dei soldi, alla fine della discussione col capomastro gli verrà sottratta una banconota e allora sì che i conti gli tornano. Previdente trattiene per sé una certa somma nascondendola all’interno del proprio cappello, ma la manovra non sfugge alla vista della sua terrificante consorte che l’ha raggiunto sul cantiere con l’evidente scopo di impossessarsi della paga. Charlot non si accorge della sua signora che lo segue allontanandosi dal cantiere, anzi, incrociata una bella ragazza, accantona una banconota in più prevedendo di concedersi ulteriori soddisfazioni, ma la moglie, piantandosi dinanzi al poveraccio, pretende la consegna di tutto il denaro; con un gioco d’abilità Charlot mentre gli consegna la paga con una mano riesce, con l’altra, a sottrarle ugualmente qualche spicciolo dileguandosi alla volta dell’osteria, dalla quale uscirà solo a notte fonda, provato ma felice, per intrattenersi coi compagni di bevuta in un improvvisato quanto strampalato coro, per la disperazione dei vicini costretti a cacciarli a secchiate d’acqua.

L’ora del rientro è matura, ma la direzione da prendere incerta, l’assalto all’ultimo tram diretto a casa, straripante di passeggeri, fallisce; la sua mente offuscata dall’alcool scambia un chiosco ambulante di salsicce per il tram: aggrappato alle salsicce come ci si aggrappa, appunto sul tram, resiste alle rimostranze dello sbigottito proprietario a cui non riesce di cacciarlo se non rimettendoci una fila di salami; a piedi, col salame in tasca, il povero diavolo rientra nella propria abitazione procurando di oliare per bene le scarpe onde evitare di svegliare la moglie addormentatasi col matterello in grembo pronta a giustiziare.

Giusto il tempo di spogliare la giacca, intenzionato a coricarsi, che la sveglia, inflessibile, alle 5,30 si mette a trillare svegliando la strega, costringendo ad un balzo Charlot e a fingere l’approntarsi al lavoro: un bacio sulla guancia alla consorte e via…ma appena varcata la porta della camera da letto si dirige in bagno con l’intenzione di sdraiarsi a riposare nella vasca, che raggiunge con un tuffo, ignorando però essere piena d’acqua fredda.

Facendo buon viso a cattiva sorte, sistemandosi degli indumenti inzuppati come cuscino e coprendosi con un panno, calatosi l’immancabile bombetta sugli occhi si concede all’agognato riposo.