15 Agosto 2017

Questa mattina mi sono svegliata e mentre aspettavo che il caffè bollisse ho cambiato la data sul calendario perpetuo. Martedì, 15 agosto. Non so voi, ma io a Ferragosto tendo a fare dei bilanci. Mi guardo intorno. Vedo chi c’è. Leggo i messaggi di chi mi scrive per augurarmi una buona giornata di festa. Mi preparo ad aspettare quelli che non arriveranno mai. Mi ricaccio in gola le parole che avrei detto a chi non c’è. Peso le presenze. Peso le assenze. Poi mi guardo indietro. Se sono in difficoltà, bevo un bicchiere d’acqua. Per mandare giù tutto quello che fatica ad andare giù. Ne ho passati tanti di Ferragosto da sola. Ne ricordo qualcuno molto triste . Ne ricordo altri a lavorare, per non pensare. Ne ricordo alcuni felici. Non so come ricorderò quello di oggi, perché è appena cominciato e non so prevedere cosa sarà. Però, ecco, so che non mi va più di aspettare. So che chi non c’è, è perché non vuole esserci, non perché non poteva. So che chi non scrive, è perché non mi vuole bene, non perché ha difficoltà a farlo. Oggi sarà un Ferragosto dolce. Adesso lo so. Perché l’ho appena deciso.cropped-safe_image.jpg

Il cagnolino Dario

Una domenica di giugno .
Una domenica calda prima ancora di essere veramente estate.
Tutto scorre . Tutto va.
Ma questa mattina non è stato il caffe’ o qualche sorriso tra la gente a farmi sentire bene.
Vi verrà da ridere ma è stato il cagnolino Dario.
Una storiella qualunque che potrebbe essere intesa da alcuni come una banalità ma i bambini nella loro ingenuità sanno toccare il cuore. Almeno il mio.
Sempre.
Prima di tutto un caffe’ …mi sono detta e sempre la mia usuale fermata al Melo.
Un deca un po’ lungo grazie… Maurizio.
Mentre aspetto mi volto dalla parte dei tavoli e vedo una bambina , avrà avuto 5 anni. che portava a spasso il suo cagnolino di legno . Un giocattolo moderno con le ruote ma lei se lop portava come fosse un vero cagnolino.
Mi è venuto d’istinto e le ho detto. Ma come è bello. Come si chiama?
Dario…mi ha risposto..
La mia mente ha cominciato a vagare.
Ho pensato a Kira a miei felici momenti con lei.
Anche questo è finito. Tutto finisce.
Ma quasi, ho pensato ,me lo faccio anch’ io un cagnolino di legno….almeno potro’ portarmelo sempre con me.
E poi ho pensato al nome che quella bambina ha dato a quel cagnolino. Dario. Chissà che dolce storia c’è dietro a quel nome.
Se potessi portarmi a spasso anch’io un cagnolino di legno con le ruote lo chiamerei:”Vitabella”

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Picnic di Pasquetta

Ieri sono andata in riva al fiume ,in una di quelle spiagge che notoriamente, se fossimo al mare chiamerebbero “libere”.

Una volta c’era la Casa sul fiume  ,un ristorante dal quale si potevano vedere scorrere le acque del fiume azzurro.

Oggi c’è rimasto solo l’edificio ,ma le finestre sono chiuse e si vedono ancora i tendaggi scoloriti dal tempo e dal sole.

Siamo sempre portati, noi di una certa età ,a fare raffronti.

Non bisognerebbe mai tornare dove si è stati da ragazzi.

Cio’ che ne risulta è una specie di fotocografia sfocata con immagini doppie.

Un po’ mi vedevo ancora sdraiata nell’erba e mi sembrava di sentire le voci dei bambini e la gente nell’acqua che simulava una vera nuotata a favore di corrente quasi come al mare. Vedevo kayak e motoscafi sfrecciare nell’acqua.La musica  e il pane e salame e qualche bottiglia di vino e, in lontananza ,i cori con sottofondo di chitarra.

Poi, risvegliandomi ,notavo pance nude ,cosce al vento ,coppiette avvinghiate come fossero nel letto di casa .

Passeggiavo insieme agli altri  ,quasi come se fosse tutto normale.

Le immagini sono tratte dal Film Centochiodi di Ermanno Olmi

Ermanno Olmi
Centochiodi
Il Fiume visto dal Maestro e come lo vedo io …ancora