SAM_1212

 

Grazie di cuore a tutti coloro che sono venuti ieri alla Cupola Arnaboldi.Mi ha fatto un immenso piacere ricevere visite di persone che già conoscevo e anche da chi non avevo ancora conosciuto se non sul Web.
E’ stata una piacevolissima sorpresa anche scoprire che le mie poesie hanno toccato il cuore di alcune persone.
Forse è stata la sorpresa piu’ bella.
Grazie a tutti.

 

Presentazione della giornata di ieri e informale carrellata di cio’ che mi ha riempito il cuore e la mia anima in questi ultimi cinque anni.
Grazie a tutti voi e anche un po’ a me ,quella me che dentro mi incita a non mollare e che in pochi conoscono.

 

https://dianebonjourartstudio.com/2017/05/01/1209/

Auguri !!!

 

010-2008-12-31-marblehead-neve-e-champagne

E’ in arrivo il 2015.
Nutro tante speranze per questo anno che sta per iniziare.
Di desideri ne ho tanti , non saprei neppure farne un elenco.
Di certo potrei fare l’elenco delle piccole e grandi delusioni che ho provato in questo 2014 che sta per concludersi.
Credo comunque sia meglio che le dimentichi tutte.
Me le butto alle spalle per mantenermi in forze ed accogliere con il sorriso le gioie che mi spettano e che prima o poi dovranno arrivare.
Io sono qui…attendo con fiducia e brindo con tutti voi all’anno nuovo,augurando che sia per tutti un anno felice e sereno
AUGURI!!!

L’ultimo viaggio

L’ultimo viaggio

Ieri ho accompagnato papà nel suo ultimo viaggio.

Una giornata molto fredda,ma il mio cuore non è riuscito a sentire il freddo che mi circondava.

Sono stata vicina a lui per due giorni,in una cameretta bellissima ,con un quadro che rappresentava un cielo immenso.

Ho volato con l’anima assieme a lui e ci siamo detti tantissime cose.

In silenzio.

Una musica cellestiale circondava l’atmosfera .

Ci siamo sentiti vicini ,cosi’ tanto da sentirlo ,ancora ora che sto scrivendo accanto a me.

Sono sicura che lui è qui e non mi lascerà mai.

La mia mamma-bambina ed io siamo state la ragione della sua vita e lo sarà oltre la vita.

Anche se sto piangendo ,sento nel mio cuore una serenità che prevarica tutte le amarezze degli ultimi giorni.

Sarà cosi’ che continuero’ i miei giorni sperando che un raggio di luce buchi sempre le nuvole per ricorarmi che lassu’ c’è qualcuno che mi ama davvero.

Laura e l’avvenire

Mi sembrava di non riuscire ad immaginare il mio futuro in questo periodo.

Ho passato giorni come se vivessi in un vicolo cieco senza vedere la luce.

Ma d’improvviso  una luce piccola ho visto bisluccicare in fondo al tunnel.

Non sarà molto  ma qualcuno disse”Datemi un punto e sollevero’ il mondo”.

Non sarà facile ma  credo di  potercela fare ad arrivare fino in fondo e trovare una luce vera,magari un raggio di sole o qualche cosa che possa illuminare sempre piu’ il viaggio.

Passato il Natale già si sente  un’aria nuova e l’arrivo dell nuovo anno riaccende le mie speranze.

E’ sempre stato cosi’.

Io credo al miracolo della nascita di Gesu’ e alla forza del rinnovamento interiore.

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.pax?mostra_id=14173

Percio’…avanti tutta Laura!!

Il mio blog e Splinder

Continuerò a  tenere un blog anche se Splinder chiudera’.

Continuerò a scrivere di me,delle mie emozioni,della mia vita,anche se so che in fondo nella vita reale nulla cambierà.

A me interessa che cambi qualche cosa dentro di me,  starmi vicino e pensare a me.

Sono sicura che ci saranno anche tutti coloro che, pur essendo presenze virtuali ,si sentiranno di venire qui per leggere e vedere come mi va.

Leggere quello che scrivo.Magari vedere qualche fotografia.

Kira,il fiume,la mia città ,qualche ricordo passato.

Non mi aspetto nulla da nessuno.In fondo nessuno è costretto a venire.

Il solo passaggio ,anche senza commenti ,a me fa piacere, allo stesso modo di quando per strada ci si incontra e ci si scambia uno sguardo ed un sorriso.

Ognuno ha la sua vita e deve continuare a viverla.

Leggere i vostri post mi ha sempre allargato il cuore e mi ha fatto comprendere quanto sia bello essere capaci di esprimersi scirvendo.

Alcuni ,non solo scrivono benissimo, ma anche sanno donare emozioni con immagini bellissine .

Qui ho scoperto anche buoni maestri (Chicca)

Ho cercato di imparare ,di capire certe tecniche  ed ho trovato un modo a me impensato, di esprimere la mia cratività.

Non cambierà nulla per me.

Io saro’ sempre qui.

 

Una goccia


Una goccia

(Da: “La Boutique del Mistero”)

Una goccia d’acqua sale i gradini della scala.
La senti? Disteso in letto nel buio, ascolto il suo arcano cammino. Come fa? Saltella?
Tic, tic, si ode ad intermittenza. Poi la goccia si ferma e magari per tutta la rimanente notte non si fa più viva. Tuttavia sale. Di gradino in gradino viene su, a differenza delle altre gocce che cascano perpendicolarmente, in ottemperanza alla legge di gravità, e alla fine fanno un piccolo schiocco, ben noto in tutto il mondo. Questa no: piano piano si innalza lungo la tromba delle scale lettera E dello sterminato casamento. Non siamo stati noi, adulti, raffinati, sensibilissimi, a segnalarla. Bensì una servetta del primo piano, squallida piccola ignorante creatura. Se ne accorse una sera, a ora tarda, quando tutti erano già andati a dormire. Dopo un po’ non seppe frenarsi, scese dal letto e corse a svegliare la padrona. “Signora” sussurrò “signora!” “Cosa c’e’?” fece la padrona riscuotendosi. “Cosa succede?” C’e’ una goccia signora, una goccia che vien su per le scale!” “Che cosa?” chiese l’altra sbalordita. ” Una goccia che sale i gradini!” ripeté la servetta e quasi si metteva a piangere. “Va, va” imprecò la padrona “sei matta? Torna in letto, marsch! Hai bevuto, ecco il fatto, vergognosa. E’ un pezzo che al mattino manca il vino nella bottiglia! Brutta sporca, se credi…” Ma la ragazzetta era fuggita, già rincattucciata sotto le coperte. “Chissà che cosa le sarà mai saltato in mente, a quella stupida” pensava poi la padrona, in silenzio, avendo ormai perso il sonno.

Ed ascoltando involontariamente la notte che dominava sul mondo, anche lei udì il curioso rumore. Una goccia saliva le scale, positivamente. Gelosa dell’ordine, per un istante la signora pensò di uscire a vedere. Ma che cosa mai avrebbe potuto trovare alla miserabile luce delle lampadine oscurate, pendule dalla ringhiera? Come rintracciare una goccia in piena notte, con quel freddo, lungo le rampe tenebrose? Nei giorni successivi, di famiglia in famiglia, la voce si sparse lentamente e adesso tutti lo sanno nella casa, anche se preferiscono non parlarne, come di cosa sciocca di cui forse vergognarsi. Ora molte orecchie restano tese, nel buio, quando la notte e’ scesa a opprimere il genere umano. E chi pensa ad una cosa e chi ad un’altra. Certe notti la goccia tace. Altre volte invece, per lunghe ore non fa che spostarsi, su, su, si direbbe che non si debba più fermare. battono i cuori allorché il tenero passo sembra toccare la soglia. Meno male, non si e’ fermata. Eccola che si allontana, tic, tic, avviandosi al piano di sopra. So di positivo che gli inquilini dell’ammezzato pensano di essere ormai al sicuro. La goccia -essi credono- è già passata davanti alla loro porta, ne’ avrà più occasione di disturbali; altri, ad esempio io che sto al sesto piano, hanno adesso motivi di inquietudine, non più loro. Ma chi gli dice che nelle prossime notti la goccia riprenderà il cammino dal punto dove era giunta l’ultima volta, o piuttosto non ricomincerà da capo, iniziando il viaggio dai primi scalini, umidi sempre, ed oscuri di abbondante immondizia? No, neppure loro possono ritenersi sicuri. Al mattino, uscendo di casa, si guarda attentamente la scala se mai sia rimasta qualche traccia. niente, come era prevedibile, non la più piccola impronta. Al mattino del resto chi prende più questa storia sul serio? Al sole del mattino l’uomo e’ forte, e’ un leone, anche se poche ore prima sbigottiva. O che quelli dell’ammezzato abbiano ragione? Noi del resto, che prima non sentivamo niente e ci si teneva esenti, da alcune notti pure noi udiamo qualcosa. La goccia e’ ancora lontana, e’ vero.

A noi arriva solo un ticchettio leggerissimo, flebile eco attraverso i muri. Tuttavia e’ segno che essa sta salendo e si fa sempre più vicina. Anche il dormire in una camera interna, lontana dalla tromba delle scale, non serve. Meglio sentirlo, il rumore, piuttosto che passare le notti nel dubbio se ci sia o meno. Chi abita in quelle camere riposte talora non riesce a resistere, sguscia in silenzio nei corridoi e se ne sta in anticamera al gelo, dietro la porta, col respiro sospeso, ascoltando. se la sente, non osa più allontanarsi, schiavo di indecifrabili paure. Peggio ancora però se tutto e’ tranquillo: in questo caso come escludere che, appena tornati a coricarsi, proprio allora non cominci il rumore? Che strana vita, dunque. E non poter far reclami, ne’ tentare rimedi, ne’ trovare una spiegazione che sciolga gli animi. E non poter neppure persuadere gli altri, delle altre case, i quali non sanno. Ma che cosa sarebbe poi questa goccia: -domandano con esasperante buona fede- un topo forse? Un rospetto uscito dalle cantine? No davvero. E allora -insistono- sarebbe per caso un’allegoria? Si vorrebbe per così dire, simboleggiare la morte? o qualche pericolo? e gli anni che passano? Niente affatto, signori: e’ semplicemente una goccia, solo che viene su per le scale. O più sottilmente si intende raffigurare i sogni e le chimere? Le terre vagheggiate e lontane dove si presume la felicità? Qualcosa di poetico insomma? No, assolutamente. oppure i posti più lontani ancora, al confine del mondo, ai quali mai giungeremo? Ma no, vi dico, non e’ uno scherzo, non ci sono doppi sensi, trattasi ahimè proprio di una goccia d’acqua, a quanto e’ dato presumere, che di notte viene su per le scale. Tic tic, misteriosamente, di gradino in gradino. E perciò si ha paura.

questo perché continuo ad avere molto poco da dire, e la goccia che sale le scale o la si sente o non la si sente e se la si sente può succedere di tutto.

Emozioni

Voglio
che tu mi dica
se c’è ancora
lo scalino
dove mi sedevo.
C’erano incisi due segni
a croce
in angolo.
Li ho fatti
con un coccio a punta
volevo
che si vedesse
per tanto tempo.
Se tu li tocchi
ancora ti parlano.
Se tu li tocchi
se tu ci sei
vorrei sapere

Antonella Giacon